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Suicidi, quel modo sbagliato di raccontare una scelta tragica e insondabile.

ROMA – Il linguaggio della cronaca per raccontare storie di suicidio è di frequente inadeguato, banale, presuntuoso nel voler cercare a tutti i costi le cause di una scelta tragica, spesso profondissime, insondabili, misteriose. Le norme deontologiche che dovrebbero governare il lavoro dell’informazione prescrivono cautele, suggeriscono il modo giusto per esporre i fatti che riguardano una persona che si toglie la vita. Ma quelle norme, quei suggerimenti non vengono sempre rispettati. Secondo alcuni, parlare di suicidi produrrebbe un effetto di emulazione in chi, più o meno coscientemente, ha in animo di suicidarsi. Un convincimento, questo, affatto condiviso da molti altri.

L’origine di un’Associazione. In risposta a tutto questo, è nata l’A.M.A. l’Associazione Auto Mutuo Aiuto Ceprano e Provincia di Frosinone, che si occupa di prevenzione del suicidio ed elaborazione del lutto. L’organismo è stato fondato da Stefania Casavecchia, madre di Luigi, un ragazzino che s’è tolto la vita a soli 16 anni. L’obiettivo – si legge in una lettera che la fondatrice dell’Associazione ha diffuso – è quello di far sì che, fatta eccezione dei pochi e straordinari casi in cui il diritto-dovere di cronaca prevale per forza di cose sul rispetto della privacy, di fronte al suicidio non devono essere divulgate le generalità di chi ha deciso di togliersi la vita, né altri particolari che rendano il suicida identificabile. E questo, nel pieno rispetto della persona, che è uno dei cardini della professione giornalistica. E comunque sarebbe sempre utile ricordare i servizi sul territorio offrono aiuto chi vive situazioni di estremo dolore e disagio.

Le linee guida dellOMS. Nel 2008 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha emanato delle linee guida per i giornalisti, dal titolo “La prevenzione del Suicidio: suggerimenti per i professionisti dei media”. Questi alcuni punti del documento:
– Evitare la descrizione esplicita del metodo di suicidio.
– Evitare le descrizioni particolareggiate sul luogo dove è avvenuto.
– Prestare attenzione all’utilizzo delle parole nel titolo.
– Prestare attenzione all’utilizzo di fotografie.
– L’ultimo messaggio lasciato dal suicida non dovrebbe essere pubblicato.
– Non devono essere divulgate le generalità di chi ha deciso di togliersi la vita e altri particolari che rendano il suicida identificabile (in particolar modo se minorenne.)
– Prestare attenzione alle persone colpite dal lutto, a causa del suicidio di un parente o conoscente (sempre dimenticate o addirittura accusate di non aver compreso o dato aiuto.)
– Fornire informazioni sui centri di prevenzione e aiuto (unica cosa realmente utile è fornire indirizzi di centri o associazioni di aiuto per i familiari).

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