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Una milizia autorizzata a uccidere: così sono nati i templari.

I Templari nascono nel 1118 dall’idea di Hugues de Payns: monaci e soldati allo stesso tempo, guerrieri per la Terra Santa.

“Chiunque sei, o soldato di Cristo, che hai scelto tale santa conversione, è necessario che usi una pura diligenza verso la tua professione e una ferma perseveranza”.

Con queste parole l’antica regola dei Pauperes Commilitones Christi accompagnava i membri dell’Ordine templare. Diligenza e perseverenza, i fari di chi decideva di vestire il doppio abito di milite e monaco. Ora et pugna, potremmo sintetizzare con infantile sempilcità. Ma è così. I templari erano davvero la sintesi di due mondi apparentemente inavvicinabili: l’arte della guerra e l’adorazione di Dio.

Nato intorno al 1118-1119 in Terra Santa, l’Ordine del Tempio sembrò da subito la risposta perfetta alla necessità di avere in Palestina una milizia armata permanente che difendesse i pellegrini cristiani dai saccheggi dei musulmani. Quando nel 1909 i cristiani riconquistarono Gerusalemme, i soldati che avevano combattuto le crociate fecero ritorno in Europa. E così ai contemporanei apparve necessaria la nascita di un corpo sempre in armi pronto a preservare i luoghi santi. Per questo Hugues de Payns e Goffredo di Saint-Omer generarono il primo nucleo di “commilitoni di Cristo”, riuscendo ad ottenere al Concilio di Troyes del 1129 il riconoscimento ufficiale e una regola monastica. Grande sostenitore e vero stratega di questo nuovo corpo di monaci-guerrieri fu Bernardo di Chiaravelle, il santo teologo che con il suo “Elogio della nuova cavalleria” tentò di trasformare i soldati saccheggiatori del medioevo in un esercito religioso autorizzato ad uccidere in difesa dei cristiani. Fu proprio Bernardo a forgiare per primo il temine “malicidio” (uccidere il male), un modo per giustificare gli omicidi commessi in battaglia dai cavalieri crociati.

Il nome Templari arrivò quasi per caso. Il re di Gerusalemme, Baldovino II, concesse al primitivo Ordine alcuni locali della moschea di al-Aqsa, vicino al Tempio di Salomone. Un accostamento che in futuro (leggi qui) avrebbe condannato i cavalieri a diventare protagonisti, loro malgrado, di fantasiose ricostruzioni su presunti segreti magico-esoterici sarebbero stati depositari.

L’Ordine crebbe in fretta. Sotto la protezione (e i privilegi) del Papa, da tutta Europa arrivarono ingenti donazioni, lasciti e favori da parte di fedeli e sovrani. Nel giorno della loro soppressione, nel 1314, i templari contavano oltre 9mila commende e un patrimonio che faceva gola al re di Francia, Filippo il Bello. Capacità economiche tanto elevate da rendere l’Ordine anche una sorta di banca diffusa in tutto l’Occidente e l’Oriente, con funzioni di cassa, deposito e prestiti.

Ma i cavalieri erano soprattutto soldati. E non è un caso se la loro storia fu così intimamente legata alle spedizioni crociate in Terrasanta (e alla reconquista di Spagna): la nascita e il declino templare seguirono l’andamento delle vicende in Palestina. Dalla seconda all’ultima crociata, l’Ordine del Tempio servì i sovrani di turno che intendevano riconsegnare alla cristianità i luoghi santi. Duecento anni di battaglie, vittorie e sconfitte fino alle decisive disfatte di Acri del 1291 e di Ruad nel 1303.

Fu il venir meno dell’ardore dei fedeli per le battaglie ai piedi del Santo Sepolcro a rendere inutili gli appelli a una nuova riconquista. Nessuno, nei primi anni del Trecento, voleva più impugnare le armi in nome della fede. E se non c’era da combattere, i Pauperes Commilitones Christi non avevano più ragione d’esistere. Iniziò così il (falso) processo per eresia, magia e esoterismo che avrebbe consegnato i “misteriosi” templari alla storia così come li conosciamo nell’immaginario collettivo di oggi.

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